La Storia

Il carciofo appartinene alla famiglia delle Asteraceae al Genere Cynara alla Specie Cynara cardunculus Sottospecie Cynara cardunculus var. scolymus.

In lingua sarda si chiama in modo diverso a seconda delle zone e cosi abbiamo  in campidano : Canciofa; Logudoro: Cartzofa; Gallura: Scalciofa ; Sassari: Iscaltzofa.

 

Il carciofo viene indicato in termini botanici come Cynara Scolimus. Il termine Cynara sembra derivare da “Cinus” e si lega al fatto che la specie veniva concimata con la cenere. Il termine Scolymus deriva dal greco e significa “Appuntito” in relazione a la forma del capolino e alla spinosita delle brattee. Secondo alcuni autori il nome latino Cynara sarebbe legato a la leggenda di Cynara, una fanciulla che aveva una bella chioma color cenere e che fu trasformata da Giove, innamorato di lei in una pianta di carciofo.

Il carciofo è un ortaggio  originario del baciono del mediterraneo  e le prime testimonianze del suo consumo alimentare si fanno risalire alla civiltà egizia e greca, nel IV secolo a.C il carciofo viene citato da Teofrasto nella sua storia delle piante. Fu coltivato anche nel periodo romano come attestano importanti storici dell epoca quali Plinio e Columella, nei secoli sucessivi il carciofo si affermerà sempre più grazie alle sue propietà gastronomiche e salutistiche.

La coltivazione del carciofo in Sardegna è di antica tradizione anche se non si hanno notizie certe sulla sua introduzione e diffusione nell’isola. Testimonianze scritte della sua presenza sono riscontrabili nel trattato del nobile sassarese don Andrea Manca dell’Arca, che nella sua opera “Agricoltura di Sardegna” pubblicata nel 1780, testualmente riporta: “sono i cardi e i carciofi grati allo stomaco, onde si reputa il cardo una delle piante più utili dell’orto. In Sardegna è l’essere cardo la pianta e il carciofo fiore e frutto che ella produce”. Inoltre Vittorio Angius, nel suo “Dizionario geografico”, nel descrivere l’economia agricola serramannese della prima metà dell’ottocento cita il carciofo come “fonte di lucro per i coloni degli orti”. In tutti i casi la specie fu inizialmente confinata negli orti familiari. La coltivazione vera e propria la possiamo datare intorno al 1920 soprattutto nelle zone costiere della provincia di Sassari e di Cagliari, la cui presenza di porti favoriva i collegamenti ed i commerci con la penisola.

Tradizionalmente la coltura veniva condotta seguendo il ciclo naturale della pianta; una svolta importante fu l’ individuazione nelle campagne di Bosa, di un ecotipo spinoso che consentiva di ottenere produzioni anticipate in autunno risvegliando in estate la carciofaia con l’ intervento dell irrigazione. Questo ecotipo coltivato nel sassarese e venduto anche al mercato di Genova, fu introfotto nel campidano di Cagliari negli anni 1942-43. Sucessivamente gli agricoltori, atraverso la selezione massale lo hanno migliorato ottenendo l attuale carciofo Spino di  Sardegna.

Sin dai primi decenni del 900 si assiste poi, ad un importante rinnovamento dell’agricoltura isolana e si passa, anche per il carciofo, da una produzione destinata all’autoconsumo ad una produzione specializzata, orientata verso i mercati di consumo nazionali ed internazionali. È in questo periodo di grande evoluzione commerciale che si diffonde la notorietà del “Carciofo Spinoso di Sardegna”, infatti “nei mercati della penisola il carciofo non veniva certamente commercializzato in modo indistinto e anonimo; “l’essere di Sardegna” rappresentava di fatto una certificazione di qualità e origine sin dai primi anni del '900 gradita e richiesta dai consumatori”. (Fonti: Ferrovie dello Stato, movimentazione merci autorità portuali della Sardegna, movimentazione merci mercati ortofrutticoli del nord-centro Italia).

L’origine storica del prodotto ha portato il consumatore ad identificare nel corso dei tempi, il Carciofo Spinoso di Sardegna con l’immagine della Sardegna stessa tanto che nel linguaggio comune si parla di “Carciofo Spinoso di Sardegna” nei menù di diversi ristoranti, nelle etichette aziendali e nei documenti commerciali; da qui nasce l’esigenza di formalizzare l’uso consolidato di tale denominazione, in modo da rendere indissolubile il legame fra le caratteristiche del prodotto ed il territorio sardo, tutelando i consumatori ed i produttori da eventuali utilizzi scorretti ed indebiti.

 

La coltivazione del carciofo spinoso sardo quindi risale ai primi anni del 1900 ma trova il suo periodo di maggior sviluppo  a fine anni sessanta quando si ha un bum di esportazioni del carciofo verso i mercati piu ricchi del nord italia Milano Genova Torino agevolalti anche dai trasporti ferroviari e navali.

Negli anni 60 e 70 le spedizioni verso i mercati del nord venivano fatti con grosse ceste di legno di castagno contenenti dai due ai trecento pezzi. La coltura si dimostro in quel periodo perticolarmente redditizia, per avere un idea dei prezzi a gli inizzi degli anni 60 un carciofo nei mesi di Gennaio e Febbraio riusciva a spuntare anche 40 Lire a pezzo per avere un metro di paragone la giornata di un operario costava 400 Lire facendo le dovute proporzioni oggi un carciofo dovrebbe essere pagato almeno a € 4,00 per capolino!

 Alcune foto storiche

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